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Indice

  1. Miti e simboli
  2. Scarabei utili
  3. Scarabei dannosi

3. Gli Scarabaeoidea e l’Uomo 

3.1  Gli Scarabaeoidea nella cultura. 

Gli scarabeidi, annoverando alcuni degli insetti più grandi e appariscenti, non sono sfuggiti all’attenzione dell’uomo, tanto che diverse specie nell’antichità hanno assunto un ruolo significativo nelle religioni e nel folklore. L’esempio più noto è certamente costituito dallo scarabeo sacro.

Fig. 82. Scarabeo in diaspro rosso di Ramesse II (1279-1213 a.C.). Collezione Magnarini (Parma).

Fig. 83. Una mummia di scarabeo rinvenuta in una tomba dell'antico Egitto.  Testimonianze di rinvenimenti di  mummie di scarabeo sono riportate anche dal viaggiatore e naturalista italiano Gaetano Osculati, che visitò l'Egitto a metà '800.


Nell’antico Egitto il movimento dello scarabeo che rotola la palla di sterco simboleggiava il volgersi del sole, facendo dello scarabeo una divinità ed un simbolo di rigenerazione. Scarabei scolpiti di varie fogge e dimensioni venivano collocati al posto del cuore nelle mummie, come augurio di resurrezione. Lo scarabeo divenne così un amuleto bene augurante e l’uso di scarabei scolpiti si diffuse in gran parte del Mediterraneo fino a raggiungere la Grecia e l’Etruria. Lo scarabeo poi entrò a significare la resurrezione anche nella simbologia protocristiana. Anche il cervo volante non è passato inosservato: in genere simbolo di buon augurio, lo troviamo nel folklore di tutte le civiltà europee o utilizzato come amuleto, abitudine già citata da Plinio il Vecchio. Non mancano notizie su superstizioni che lo volevano essere malevolo, per esempio animale appiccatore di incendi, che avrebbe distribuito trasportando al volo braci ardenti fra le mandibole. Pure il cervo volante è entrato nella simbologia cristiana, soprattutto come segno della vittoria di Cristo sul male.

Fig. 84. Una delle più famose raffigurazioni artistiche di cervo volante, a opera del pittore tedesco Albrecht Dürer.

In Giappone si usa scegliere un animale come una sorta di totem familiare e spesso vengono scelti grossi Scarabaeoidea, come i cervi volanti (di cui le isole giapponesi sono particolarmente ricche) o i Trypoxylus dichotomus (meglio nota come Allomyrina dichotoma) Sempre in Giappone i Dynastinae,  i Cetoniinae e i Lucanidae sono molto popolari come animali da appartamento, tanto che vi sono negozi specializzati nella rivendita di terrari, substrati per l’alimentazione e, ovviamente, adulti importati da tutto il mondo. La popolarità dei grossi coleotteri è aumentata negli ultimi anni e enormi scarabaeoidi perfettamente disegnati compaiono oggi come protagonisti di cartoni animati di produzione, appunto, giapponese, proposti anche al giovane pubblico italiano.

Ancora in gran parte inesplorato è il ruolo che gli scarabei hanno nei miti e nelle usanze delle civiltà tribali dei paesi tropicali.

Nella letteratura sono frequenti i riferimenti agli Scarabei. Forse uno dei casi più noti è il famoso racconto di Edgar Allan Poe “Lo Scarabeo d’Oro” (“The Golden Bug”, 1843), nel quale uno spunto probabilmente scarabeidologico, forse una suggestione derivante dalla visione da parte dell’autore di un rutelino dai colori metallici, si fonde con una storia di pirati e tesori nascosti.

I “Ricordi di un Entomologo” (“Souvenirs Entomologiques”, 1897-1909) di Jean-Henri Fabre, pur avendo un indubbio contenuto scientifico, possono a buon titolo considerarsi un’opera letteraria e hanno numerosi capitoli dedicati alle ricerche condotte dall’entomologo francese sugli stercorari della Provenza.

Pagine dedicate agli Scarabaeoidea come i Typhaeus, le cetonie e gli stercorari  si trovano anche nel famoso libro “Cacce sottili” (“Subtile Jagden”, 1980) di Ernst Juenger, che oltre ad essere scrittore di fama era anche entomologo.

In Italia qua e là nella letteratura troviamo vari cenni a varie specie di Scarabaeoidea, come per esempio le cetonie, che compaiono nella poesia “Digitale purpurea” di Pascoli (“Sola ero con le cetonie verdi. Il vento portava odor di rose e di viole a ciocche”). Qui di seguito riportiamo un brano tratto da "L'Adalgisa" (1943) di Carlo Emilio Gadda, nel quale l'autore propone una suggestiva descrizione di uno scarabeo sacro.

“Il forte e nero animale gli era apparso a un tratto, sul dorato fulgore dell’arena. Avvedutosi dell’uomo, si era dato subito a fare il morto, raccogliendo le zampe, acquattandosi, simulando l’indifferenza levigata d’un ciottolo.... d’un sassolino.... Una grossa e rotonda pallottola gli stava davanti, ossia dietro: Carlo s’avvide, riflettendoci, che l’ipocritone aveva camminato a ritroso.... Vele erano nel mare, lontane. Sul fronte del nerissimo insetto il ragioniere, felice, riconobbe l’epistòma, cioè la potente pala dentata, quasi uno spazzaneve di locomotiva. Dopo un po’, vedendo che non succedeva nulla di nuovo, quella brutta bestia riprese la fatica. Puntava sulle zampe anteriori e retrocedeva in una sicurezza perfetta, come se ci vedesse dal pigìdio. Ogni volta bisognasse afferrava la pallottola con le posteriori ed ecco, ecco la sospingeva all’insù, terribilmente, valicando con la tenacia di Sisifo le piccole dune, le increspature dell’arena; a noi un nulla, bastioni enormi a lui. La pallottola, perfettamente sferica e infarinata come una polpetta, era venti volte più grossa dell’Ateuco, ma doveva averlo inebriato col suo profumo, come l’odor solo della «borsa» inebria il pugile alla lotta. E la sfera ascendeva, lenta: si sublimava sopra la repulsione di quella pazienza color pece, superava i tenebrosi divieti della gravità. Trasgredito il vertice, ripiombava rotolando nella gravità. L’Ateuco, infaticato, la sospingeva per monte e per valle fino alla dimora di sua donna: che attendeva, ansiosa, per il piccolo, per la imminente larva, quella balia provvidenziale.”

 3.2 Scarabei utili 

Fig. 85. Un piatto di Platycoelia sp., opportunamente privati di elitre e pronti per la consumazione, si tratta di un Rutelinae di interesse alimentare dell’Ecuador (foto G. Onore).

Gli scarabei coprofagi svolgono un ruolo fondamentale per l’ambiente: sotterrano gli escrementi per nutrirsene e per deporvi le uova e in questo modo contribuiscono a fertilizzare il suolo e facilitano il rimescolamento del terreno, agevolando inoltre la penetrazione di acqua e radici. Infine, nutrendosi di escrementi, eliminano una sostanza che altrimenti sarebbe destinata a decomporsi molto lentamente, rovinando il manto erboso, o che, ancora, contribuirebbe alla proliferazione di insetti dannosi, come per esempio alcune specie di mosche, delle cui larve lo sterco è facile pasto. In alcune regioni del globo non sono presenti specie coprofaghe o quelle presenti  non sono adattate a nutrirsi degli escrementi del bestiame bovino introdotto dall’uomo o ancora non sono adattate a vivere nelle grandi praterie create artificialmente per favorire il pascolo. Questo, per esempio, accade in Australia, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda e nelle isole Hawaii (nelle quali ultime non sono presenti specie autoctone di Scarabaeoidea, a parte un paio di specie di Lucanidae). In queste aree, per fare in modo che le fatte bovine venissero eliminate, sono state deliberatamente introdotte con successo specie coprofaghe allocotone, in genere provenienti dall’area mediterranea o dalla regione Afrotropicale.

Molti Scarabaeoidea di grosse dimensioni sono consumati come alimento, soprattutto allo stadio larvale, in molti paesi del mondo. Gli adulti del Rutelinae sudamericano Platycoelia lutescens sono regolarmente mangiati in Ecuador, mentre larve e adulti di grossi Dynastidae o Cetoniidae sono una pietanza nutriente diffusa un po’ ovunque nei paesi tropicali.

Gli Scarabaeoidea sono poco studiati dal punto di vista biochimico e quindi l’esistenza di principi attivi utili per l’industria farmaceutica e chimica è un settore ancora tutto da scoprire. Recentemente è stato dimostrato che le larve della specie paleartica orientale Holotrichia diomphalia (Melolonthinae), già utilizzate nella medicina tradizionale coreana, hanno effettivamente poteri curativi su alcune malattie del fegato.

Infine scarabeidi tropicali particolarmente vistosi vengono spesso utilizzati come ornamenti e gioielli. Si possono ricordare, a titolo di esempio, i copricapo della Papua Nuova Guinea, nei quali, accanto alle tradizionali cipree, si trovano incastonati nei tessuti anche esemplari di Ischiopsopha, un compatto Cetoniinae dal colore verde smaltato.

 

3.3  Scarabei dannosi 

DirettivaI Melolonthinae (compresi i Sericini e gli Hopliini), Rutelinae e Dynastinae annoverano alcune specie dannose all’agricoltura. Nella maggior parte dei casi la dannosità  si manifesta soprattutto allo stadio larvale, durante il quale le larve, che in genere sono rizofaghe, arrecano notevoli danni, soprattutto alle spese di graminacee. Alcune specie sono però dannose anche allo stadio adulto, in quanto gli adulti sono fillofagi e possono agire da veri e propri defoliatori per colture arboree pregiate. In Italia è particolarmente noto il caso del maggiolino (Melolontha sp.), che, sebbene rarefatto rispetto a un tempo, può ancora causare gravi danni alle colture di alberi da frutta, soprattutto nelle valli alpine. Nell’antichità le invasioni dei maggiolini in Europa erano delle vere e proprie calamità, tanto da dar vita a improbabili processi giudiziari o processioni contro larve o adulti! 

Alcune specie esotiche come la Popillia japonica (Rutelinae originario dell’Asia paleartica orientale) o l’Heteronychus arator (Dynastinae originario dell’Africa tropicale) sono “pests” ormai famose, che si stanno rapidamente diffondendo in tutte le parti del globo con un clima adatto a ospitarle.